L’8 MARZO NEI 150 ANNI DELL’UNITA’ D’ITALIA

Fonte: 
Marisa Galbussera ("La Difesa del Popolo", 6 marzo 2011)

Il Cif nazionale ha scelto quest’anno di dedicare la ricorrenza dell’8 marzo ai 150 anni dell’unità d’Italia. Si unisce perciò alle celebrazioni del centenario che quest’anno si tengono nel nostro paese. Una scelta di campo, quella del Cif nazionale, che condivido in pieno.

Che valore ha oggi per noi la patria unita? Che cosa bisogna intendere per “patria”? Ma soprattutto, nell’epoca della globalizzazione, ha ancora un senso parlarne ?

Vi sono due atteggiamenti contrapposti di fronte all’idea di patria: quello di farne un vessillo nazionalistico, per così dire identitario, e quello contrario di considerare la patria come una realtà ormai superata dalla globalizzazione. E’ quantomai evidente che entrambe le posizioni risultano fuorvianti, oltre che pericolose e spesso non sono altro che le due facce della stessa medaglia.

Il nazionalismo infatti può facilmente scadere, come è accaduto in Germania e in Italia durante il ventennio, nel regime autoritario. Mentre la globalizzazione, che ci rimanda l’idea di comunità internazionale, tenderebbe a cancellare ogni appartenenza.

E’ evidente che tra questi due estremi s’inserisce l’idea di patria e soprattutto l’idea di popolo italiano.

Di solito quando si parla di “popolo” ci si riferisce ad un insieme di persone che condividono una lingua, un territorio e degli ideali religiosi o civili. In questo senso possiamo dire che esiste un popolo italiano, che si basa su una tradizione e su degli ideali comuni.  L’unità dunque è prima di tutto unità degli intenti, a partire da alcuni valori condivisi: l’avere in comune le aspirazioni più importanti, il fondare la propria vita su valori generali comuni, la consapevolezza di appartenere ad una comunità solidale. Questi valori si rifanno prima di tutto alla nostra Carta Costituzionale che, a mio modo di vedere, è alla base del nostro vivere insieme. Essa infatti rappresenta il momento centrale e attuale della nostra vita unitaria. Ricordo ancora il pathos con cui, da ragazzina, leggevo quegli articoli: mi sembravano così incredibilmente saggi, così incredibilmente giusti, ma soprattutto così incredibilmente umani !

La Costituzione infatti pone al centro la persona, nel suo valore individuale, soggettivo, ma anche nella sua prospettiva sociale ed ha un duplice, importantissimo significato. Da un lato rappresenta il tentativo di non dimenticare il passato ed i suoi gravissimi errori: la dittatura, il fascismo, con i suoi deleteri valori di riferimento, primi fra tutti il razzismo, l’autarchia, il bellicismo. Dall’altro lato rappresenta il rinnovamento attraverso un patto per il futuro, il tentativo, riuscito, di fondare una pacifica convivenza civile.

Purtroppo oggi, più che mai, occorre riaffermare i valori fondamentali da cui scaturisce la costituzione, in particolare l’articolo 3 che recita: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

L’idea democratica dell’essere tutti uguali davanti alla legge è stata il frutto di un lungo cammino comunitario ed è a fondamento della società civile. Ma sappiamo fin troppo bene che la frase “la legge è uguale per tutti” che si legge nelle aule dei tribunali, resta ancora troppo spesso parola vuota nel nostro tempo, anche per le più alte cariche dello stato.

Il Cif vuole dunque festeggiare quest’anno l’8 marzo dedicandolo all’unità d’Italia, perché c’è ancora molto lavoro da fare nel nostro Paese per difendere la Costituzione ed i valori fondamentali su cui essa si basa, perché l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, di razza, di religione, non è ancora del tutto operativa. E’ per questa uguaglianza che il Cif si è sempre battuto, ha sempre lavorato, si è sempre speso. Ecco perché le donne del Centro Italiano Femminile festeggiano l’8 marzo, la giornata della donna, volendo ricordare i diritti fondamentali che i padri costituenti hanno ritenuto imprescindibili per fare l’Italia e gli Italiani.