Un incremento del 30 per cento di nuovi casi e il 50 per cento in più di prime visite con un’età media scesa sotto i dodici anni. Sono 3,5 milioni gli italiani che soffrono di disturbi del comportamento alimentare (anoressia, bulimia e obesità); di questi il 70 per cento è in età adolescenziale e preadolescenziale, prevalentemente femmine, anche se la patologia ultimamente si sta diffondendo anche tra i maschi.
A provocare il preoccupante incremento di una delle malattie, considerate figlie del nostro tempo e partorite dalla società occidentale, è stata la pandemia che spesso ha pesantemente squilibrato i nostri rapporti dentro e fuori casa, ci ha isolati per lunghi periodi dagli altri e ci ha messo
sotto gli occhi quantità di cibo che, rassicurandoci apparentemente, hanno contribuito a disordinare l’alimentazione di molti con rischi molto alti e che, in molti casi, soprattutto tra i ragazzi, sono diventati patologici.
Ma i Dca non sono solo una malattia, sono veri disagi psicologi a cui ci si deve avvicinare con sensibilità, cautela e competenza perché ogni persona porta con sé traumi, sofferenze e difficoltà pesanti come macigni da affrontare. E da sole non ce la faranno mai.
Mercoledì 15 marzo nel nostro Paese si celebra la Giornata del fiocchetto lilla per sensibilizzare tutti sui disturbi del comportamento alimentare (Dca) su cui l’attenzione ancora è troppo poco diffusa non solo tra le famiglie, ma anche nel mondo della scuola e dei servizi sociali.